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Tempi brutti
DI COSA PRIDE

“Liberi tutti, libere tutte”, questo lo slogan che aprirà il 13 luglio 2009 il Romapride 2009: si celebrano i quarantanni della rivolta di Stonewall, con una piattaforma politica ampia, in cui sono contenute tante battaglie storiche del movimento italiano.

Ma di cosa parliamo, quando parliamo di Pride? Lo chiedevano a settembre, in una lettera indirizzata ai responsabili delle organizzazioni LGBTQ italiane, una quarantina di noti e meno noti militanti del movimento a commento dopo i fatti del Bolognapride. Ecco appunto, come si fa a tornare in piazza tutti insieme dopo quello che è successo un anno fa?

Ad ottobre abbiamo avuto l'onore di ospitare un incontro con Graziella, organizzato con la LLI, per ascoltare, curare una ferita che è lì, ancora aperta. Anche quest'anno i responsabili della maggior organizzazione gay italiana hanno deciso, senza consultarsi con nessuno, che avremmo celebrato il Pride nazionale a Genova, decine di lettere e di comunicati non sono bastati a dissuaderli, non tanto dalla scelta della città quanto da questa modalità così autoreferenziale di fare la nostra politica.

Vorremmo un movimento che sappia anche dividersi, parlare al suo interno e non solo con gli interlocutori istituzionali, articolare posizioni e storie politiche differenti, gestire una manifestazione grande e piena di senso come il Pride come un'occasione di scambio e di crescita democratica, perché il palco non appartiene a nessuno, e nessuna delle tante componenti del nostro movimento può esserne esclusa senza una grande perdita per tutti.

E, poiché siamo realiste, chiediamo l'impossibile: che quest'anno la gestione dell'ordine nei dintorni del cosiddetto palco non sia affidata alla polizia, e che proprio le grandi organizzazioni che promuovono il Pride studino il modo di far passare di mano in mano il microfono durante tutta la giornata, ascoltando che cosa ha da dire questo nostro arcobaleno di esperienze, di emozioni, di progetti e di pensieri.

Si può fare, è già stato fatto, ricorderete certo “La prima parola e l'ultima” il 2 giugno 1995, una delle più grandi manifestazioni del movimento delle donne a difesa della 194. Le lesbiche, anche quella volta, erano lì.

Katia Acquafredda

ROMAPRIDE Sabato 13 Giugno 2009

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